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L’innesto delle piante

innesto pianta melone

L’innesto è diventato una tecnica di routine nei sistemi colturali continui in molte parti del mondo. È stato introdotto per la prima volta in Corea e Giappone alla fine degli anni ’20 innestando l’anguria su portainnesti di zucca per affrontare i problemi di diminuzione della resa a causa di malattie trasmesse dal suolo nelle piante.
Si stima che più della metà dei cocomeri e dei cetrioli del mondo siano prodotti in Cina e più del 90% di questi sono innestati. L’uso di portinnesti apporta molteplici miglioramenti: aumento del vigore delle piante attraverso il raggiungimento di nutrienti del suolo, maggior resistenza agli agenti patogeni del suolo, miglioramento della tolleranza alle basse temperature e alla salinità, minor suscettibilità alle conseguenze dovute all’elevata umidità del suolo.
Il tipo di portainnesto utilizzato ha dimostrato di influenzare positivamente la crescita delle piante di cucurbitacea, la resa e la qualità dei frutti. Tuttavia non sempre viene preferita come tecnica, tanto da risultare rara negli Stati Uniti che, solo ultimamente guardano all’innesto come una valida opzione migliorativa per la coltivazione delle cucurbitacee.

Tolleranza ambientale

L’innesto delle piante di melone permette inoltre di coltivare la coltura anche al di fuori della normale stagionalità: solo piante innestate possono infatti tollerare gli stress climatici determinati dal fuori-stagione.
La crescita è più vigorosa e comporta un aumento dell’assorbimento e della traslocazione dei nutrienti del suolo, tra cui azoto, fosforo e potassio (macroelementi), magnesio, ferro e calcio (microelementi). I livelli di nutrienti più elevati aiutano ad aumentare il tasso di fotosintesi, soprattutto in condizioni di esposizione e di luce non ottimali. Le piante innestate sono definibili anche eco-compatibili, poiché la maggior efficienza nella ricerca dei nutrienti presenti nel suolo riduce di fatto l’apporto di fertilizzanti.
In una pianta innestata viene solitamente ricercata maggior vigoria, con maggiore assorbimento dei nutrienti, una maggiore tolleranza alle condizioni di stress e una migliore resistenza alle malattie, con maggior probabilità di aumento del raccolto.
Rendimenti più elevati sono più evidenti con la riduzione delle malattie e ad altre condizioni non ottimali. Tuttavia, alcune combinazioni possono comportare riduzioni della resa se il portinnesto e la marza non sono pienamente compatibili con l’innesto o se i portainnesto non sono ben adattati alle condizioni di crescita.

Costi dell’innesto

Come tutte le componenti produttive, anche nel caso dell’innesto bisogna porre particolare attenzione all’analisi dei costi e nello specifico, essendo operazioni perlopiù manuali, il costo del lavoro ne diviene il fulcro. Sono stati sviluppati vari metodi e procedure di innesto per ridurre tali costi e i vivaisti di innesti devono accrescere la propria esperienza e le proprie capacità affinché si arrivi a determinare il metodo più idoneo per produrre trapianti sani e di qualità ad un costo in linea con il bilancio produttivo.
Una piantina in salute e ben costituita, rappresenta il primo passo fondamentale per il successo della propria coltivazione e proprio per questo motivo non bisogna mai sottovalutare l’importanza della scelta di materiale di propagazione sano, vigoroso e ben realizzato.

 

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Giugno 1995, ci troviamo in Umbria e più precisamente a Todi. La famiglia Spinetti, pianta il seme che darà vita ad una delle più accreditate aziende agricole italiane del secolo.

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